Buonasera tesori! Come procede questo primo "vero" mese d'autunno?
Ve lo chiedo perchè il libro di oggi ha molto a che fare con il tempo e mi sono ritrovata a riflettere su tutte le cose che ne segnano l'alternanza, per esempio le stagioni, gli anni, i minuti... Ma non voglio correre troppo!
Innanzitutto vi presento il romanzo di cui parlerò: Tempus Fugit (qui il link Amazon per chi volesse acquistarlo) mi è stato gentilmente regalato da Aurora Stella, un'autrice con cui noi di Paper Purrr abbiamo avuto il piacere di collaborare in passato :) Ricordate per caso il Club di Aurora, il club del libro digitale che avevamo organizzato un paio d'anni fa con la partecipazione di altri blog? Qualora vi foste persi qualche tappa, vi invito a cercarle (qui la prima) e a recuperare anche gli altri libri di Aurora, perché meritano davvero!
Come già anticipato, Tempus Fugit ha a che fare con il tempo, più precisamente con i viaggi nel tempo; ora, vi siete mai chiesti se siamo noi a dominare il tempo o se è lui che domina noi?
Rifletteteci. Da una parte è quasi banale dire che ne siamo tutti schiavi: non parlo solo delle divisioni in ore e giorni che scandiscono la nostra vita, ma proprio del fatto che nel bene e nel male esso ha un impatto su di noi. Ci fa crescere, ci fa invecchiare, ci fa mutare. Spesso sono le circostanze a cambiarci, è vero, ma anche un uomo rinchiuso da solo in una stanza sentirebbe l'azione del tempo, alla fine.
D'altro canto sono fermamente convinta che in noi esista qualcosa in grado di superare il tempo: pensiamo alla memoria, per esempio. Pensiamo alle invenzioni, ai libri, alle canzoni... Per mezzo del suo agire l'uomo è in grado di creare manufatti che gli sopravvivono, ma sopratutto può diffondere delle idee, dei messaggi che si fanno beffa del tempo e restano vivi a distanza di secoli.
Siamo schiavi, ma allo stesso modo possiamo prenderci la libertà di non scomparire mai del tutto se sappiamo dominare il tempo con le nostre opere. E allora i mesi e gli anni diventano solo convenzioni fissate per necessità, come segni messi a penna su un continuo che si chiama semplicemente esistenza. Mi viene in mente un passo famosissimo di Lovecraft: "Non è morto ciò che può attendere in eterno, e col volgere di strani eoni anche la morte può morire".
Per certi versi il libro di Aurora ha incarnato il concetto di dominio umano del tempo, perché la storia è ambientata in un momento in cui i viaggi temporali non soltanto sono possibili ma sono anche impiegati come strumenti per raggiungere determinati scopi, cioè non sono visti come qualcosa di miracoloso, sono stati assorbiti dall'uomo che ne ha fatto un mezzo.
Perciò a livello narrativo il viaggio nel tempo non è solamente un "must" della fantascienza, è anche, a mio parere, una metafora per indicare il desiderio (e la capacità?) dell'uomo di controllare il tempo: da una parte permettendo all'uomo di sopravvivere materialmente al tempo che passa, poiché anche la morte può essere annullata da un viaggio a ritroso; se nella realtà sono solo le opere umane a poter battere il tempo, è ovvio che nell'immaginario collettivo vi sia l'intento di permettere anche alla persona fisica di sopravvivere.
D'altra parte, come già accennato, in Tempus Fugit i personaggi non guardano al viaggio temporale come a un qualcosa di eccezionale da usare solo in pochi casi: al contrario esiste una Banca del Tempo che detta ai temponauti il protocollo da seguire durante i viaggi; e se esiste un modo "regolare" di fare una cosa ne consegue che prima o poi ne sorgerà uno irregolare, infatti a causa di alcune fazioni che vogliono lavorare per conto proprio è scoppiata una vera guerra temporale. Possiamo dire che in questa ambientazione il viaggio nel tempo sia ridotto ormai a un'arma, certo un'arma potente e incredibile ma niente più di un mezzo per raggiungere uno scopo.
L'essere umano ha colonizzato il viaggio nel tempo sottomettendolo al suo modo di agire (il fine conta più del mezzo), quindi ha impugnato una grande forza della natura e l'ha domata. Un po' come dire che l'uomo in fin dei conti non si stupisce davvero di fronte a niente, si limita a conoscere e a usare. Se l'uomo progredisse fino a poter conoscere e strumentalizzare Dio, userebbe anche lui per i propri scopi. Forse l'ha già fatto.
Cinismo (tutto mio) a parte, il libro di Aurora si rivela in realtà una bellissima avventura: l'essere umano non perde mai occasione per farsi riconoscere, è vero, ma l'autrice sembra dirci che nemmeno questo riesce a soffocare la forza di una vita vissuta all'insegna della scoperta; tra rettiliani, paradossi temporali e gatti di Schroedinger il lettore viene investito dal desiderio di partire all'esplorazione del nostro universo e di tutti gli universi possibili. Come se in una volta sola potesse entrare in ogni fantasia, da Star Trek a Star Wars ai film di Nolan passando, perché no, anche dal Signore degli Anelli e (qui non vorrei dire una stupidaggine, ma mi è sembrato) da Eragon. Per non parlare dei personaggi storici che fanno capolino nella trama, perché un racconto sui viaggi del tempo senza qualche ospite speciale non varrebbe nulla.
In effetti uno dei grandi meriti di Aurora è stato proprio quello di riuscire a gestire il tutto senza farlo apparire forzato: la presenza di strizzatine d'occhio e rimandi è sempre giustificata, discreta, cucita saldamente nella trama e mai aggiunta a posteriori come una toppa.
Un altro bel colpo riguarda la costruzione del protagonista, il comandante Maurizio Bonfanti: fin dall'inizio egli trasmette un senso di profonda umanità, caratteristica azzeccata per il personaggio di una storia fortemente incentrata sulla tecnologia e la fantascienza; mentre i protagonisti degli sci-fic sono spesso individui inarrivabili, dotati di capacità esagerate, di lui vediamo pur sempre la carne "nuda" (anche perché il libro è narrato in prima persona). Sappiamo che era un nerd proprio come noi, riusciamo a scorgere il suo disagio in determinate situazioni, la sua noia in altre, e la sua meraviglia di fronte alle cose che avrebbero stupito anche noi. Il fatto che certe cose siano "normali" nell'ambientazione non ha tolto a Bonfanti la capacità di sorprendersi, il che non è poco. La verità è che non sembra affatto un uomo del futuro, e glielo dicono anche nel libro... Sembra più un uomo del presente catapultato nel futuro e lentamente abituatosi a esso senza perdere la propria identità. Scelta proficua se ci permette di sentirlo più vicino.
Tempus Fugit è in definitiva un romanzo che fa riflettere ma anche divertire, che fa paura per quanto potrebbe rivelarsi realistico un domani, ma che nello stesso tempo conforta perché a volte è bello vedere come certe cose non cambino mai. Un'opera che consiglio sia agli amanti del genere, i quali non resteranno delusi, sia a chi vuole prendere confidenza con la fantascienza.
Per tornare alla mia domanda iniziale, siamo dominati dal tempo o lo dominiamo? Entrambe le cose probabilmente, dipende dai punti di vista. Ma forse un po' dipende anche da noi, e da quello che scegliamo di fare con il tempo che abbiamo.
Il tempo fugge, ma se si può tornare indietro è possibile
riacciuffarlo... O forse no? Forse il titolo del libro è leggermente
ironico e vuole farci capire che per quanto l'uomo abbia sconfitto la
morte, se non riesce a impiegare il tempo nel modo corretto rischia di
farselo scivolare comunque tra le dita.
Bene, finalmente ho terminato di cianciare e posso dare la parola direttamente ad Aurora, che è stata così carina da concedermi un'intervista :) Ecco cosa ci siamo dette!
Ciao, Aurora! Per noi è davvero un piacere averti di nuovo qui su Paper Purrr. Grazie per essere tornata a trovarci con un altro dei tuoi libri :) Ne parliamo un po', ti va?
Ciao a Tutte! Sono ben felice di trovarmi di nuovo ospite qui da voi, vi ringrazio dell’opportunità. Ovviamente sono strafelice di poter parlare di una mia creatura e sono lieta di farlo qui nel vostro Blog.
Prima di entrare nel merito di Tempus Fugit, affrontiamo subito una questione scottante: si dice spesso che il fantascientifico sia uno dei generi preferiti dai lettori; da autrice di romanzi fantascientifici pensi che sia davvero così o la realtà dei fatti ti sembra diversa?
La fantascienza, come tanti altri generi, ha la sua nicchia di lettori/amanti, ma non è tra i libri preferiti dei lettori. Io sono cresciuta con la collana Urania e, ai miei tempi (sono vecchia, non obsoleta), i lettori di fantascienza erano molti di più. È vero che, anche oggi, la collana Urania sopravvive e in qualche edicola ben fornita si può ancora trovare, ma paradossalmente la fantascienza sopravvive grazie ai film. E sopravvivere non è vivere.
Si innescano due tipi di meccanismi: esce un libro che diventa un successo, viene fatta una riduzione cinematografica, si scopre che la storia è stata tratta da un libro, la gente va a comprare il libro. Oppure può avvenire il fenomeno contrario. Esce un bel film di fantascienza, la gente comincia a cercare il libro, fabbricano il libro. Quando ero ragazzina io (negli anni ’80) c’erano case editrici che avevano scommesso la loro intera esistenza sulla fantascienza. Oggi, all’interno di quelle stesse case editrici la fantascienza è un plus. Il motivo mi sfugge. Forse abbiamo smesso di sognare? Forse si sognano cose più abbordabili come una bella storia d’amore? O davvero il nulla è già entrato dentro di noi e ha quasi terminato la sua invasione? Lo so che molti arricceranno il naso davanti a quello che sto dicendo e porteranno valanghe di documenti che attesteranno tutto e il contrario di tutto rispetto a quello che sostengo, ma io sono una persona pratica e vado spesso in libreria: il reparto fantascientifico, quando non è a scaffale, è ridotto a malapena ad Asimov (che spesso trovo inserito in fantasy perché hanno preferito togliere anche l’etichetta, non sia mai che qualcuno, all’orrida vista della parola proibita, peggiore solo della parola horror, possa essere colto da convulsioni ).
Tempus Fugit parla innanzitutto di viaggi nel tempo, un elemento che ha sempre affascinato l'essere umano. Ma secondo te la possibilità tornare indietro nel tempo magari modificando gli avvenimenti del passato, o al contrario di correre avanti per "preparare" qualcosa che potrebbe accadere... Sarebbe un bene o un male nella nostra società?
Dipende tutto dalle intenzioni di chi lo usa. È pur vero che la via dell’inferno è lastricata di buone intenzioni e si potrebbe finire come per il Fato greco o la canzone di Samarcanda. Per capirci un bell’effetto Monna Lisa. Torno indietro nel futuro o avanti nel passato per evitare che un tale avvenimento accada e questo accade proprio perché io son tornato indietro e involontariamente l’ho realizzato. Precisazione: avanti nel futuro o indietro nel tempo sono capaci tutti…
Sulla copertina del libro (molto bella tra l'altro! L'hai disegnata tu?) campeggia una spirale. Di solito il tempo viene rappresentato come una linea retta oppure come un cerchio che a un certo punto si chiude: tu lo vedi come una spirale?
Ti ringrazio per il complimento. Sì, l’ho disegnata io. Per molti il tempo è un cerchio, per altri una linea (potremmo anche parlare di loop o stringhe) ma per me, che fin dal mio primo diario di bambina, annotavo idee sul comportamento dei buchi neri e sulla possibilità di manipolare il tempo (a otto anni mi divertivo così), il tempo è sempre stato un’unione di questi due elementi. Perché necessariamente una linea o un cerchio? Perché non una spirale senza fine che si avvolge su se stessa senza mai sfiorarsi? Perché, tra l’altro, dovrebbe essere unica o univoca? Perché per molti o c’è il multiversum o si viaggia nel tempo? Per quale dannatissimo motivo l’umanità non possiede il pensiero quadridimensionale?
Una domanda un po' particolare: nel tuo libro compaiono anche i rettiliani, una specie aliena con cui i personaggi del racconto si trovano ad avere a che fare nel corso delle loro esplorazioni. Per loro l'esistenza degli alieni è un fatto ormai provato e accettato, per noi è ancora solo una teoria eppure non sono poche le persone che credono realmente nell'esistenza di specie aliene (e nella fattispecie rettiliane) sulla Terra, addirittura nascoste tra gli esseri umani. Che ne pensi? Spesso si guarda a queste credenze quasi con scherno, ma secondo te è possibile che il reale e la fantascienza si siano già incontrati?
Per me i gatti sono alieni. Noi siamo qui, racchiusi in una immane colonia penale per dissidenti politici. Siam stati presi, deportati in massa su zone diverse del pianeta e lasciati in balia di perfidi controllori che si sono camuffati con la specie locale.
Ho esagerato?
Se potessi mandare un messaggio all'umanità del futuro, cosa diresti?
Prima di mandare un qualsivoglia messaggio, dovrei accertarmi che l’umanità esista ancora. Ma se esistesse le direi: “ Provate il blu. Il blu è il nuovo Rosso.” Se poi non hanno visto Wall-E, pazienza, resteranno a scervellarsi per i successivi millenni.
Parliamo ora della tua attività di scrittrice: quali sono secondo te i pro e i contro del self publishing? So che hai provato sia il self che la pubblicazione tradizionale... Non che debbano per forza escludersi a vicenda, ma credi che uno sia "migliore" dell'altro?
Adoro il self, punto.
Non solo dal punto di vista imprenditoriale (tu sei imprenditore di te stesso, tuo il castello, tue le regole) ma per la sensazione (giusta o sbagliata) di libertà.
Un'ultima cosa: hai visto Tenet? Che ne pensi?
Che dire? Adoro Nolan anche quando scrive le cartoline e la lista della spesa. Quindi non posso che adorare questo film. Si ok, un po’ rocambolesco, molte sparatorie, meno cervellotico di Inception, ma proprio per questo più in grado di avvicinare le persone alla fantascienza. E quindi caro Nolan, approfitto dell’occasione per lanciarti un appello.
STO QUAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!
Grazie Aurora, chiacchierare con te è stato divertente e interessante! In bocca al lupo per tutto!
Grazie a voi, è stato un piacere!

Qui a Paperpurrr mi trovo a casa. Gongolo come una ragazzina che mangia lo zucchero filato.
RispondiEliminaGrazie di cuore per avermi ospitato e per il tempo che mi avete dedicato.