Buon pomeriggio, readers 🌸
Come vi avevo anticipato la scorsa settimana, oggi torno da voi per la recensione di I racconti di Enthalassia - La grande migrazione, un avvincente e sorprendente fantasy scritto da Andrea Villa.
Avete letto la mia tappa del Blog Tour, e le altre recensioni del Review Party di questi giorni? Ma soprattutto, avete già acquistato la vostra copia del libro? 😀
Se volete approfondire ogni interessante aspetto del romanzo, non perdetevi neanche un articolo!
Vi ricordo, inoltre, che potete trovare qui la versione cartacea dell'opera, mentre qui c'è quella digitale 😉
Adesso, però, vorrei proprio parlarvi delle impressioni che ho avuto leggendo la storia di Andrea 😊
Premetto che i fantasy, e in generale i racconti che contengono un elemento sovrannaturale, sono i miei preferiti. Tuttavia ammetto di non avere una grande passione per le scene che descrivono le battaglie o i combattimenti: ciò non significa, però, che tali scene non possano essere tratteggiate in modo da catturare il lettore e lasciarlo con il fiato sospeso. E' solo una questione di gusti 😀
La parte che mi intriga di più è sempre quella che sta "dietro" gli scontri veri e propri: le motivazioni che portano i personaggi ad agire, le strategie, la posta in gioco. Ed è qui che secondo me si trova il primo pregio del libro, perché (come ho scritto nella mia tappa del Tour) la vicenda del protagonista Tharax parte da uno spunto molto potente; il re degli orchi intraprende la sua personale ribellione contro un sistema che vuole incasellarlo in un ruolo che non gli appartiene affatto.
E la cosa divertente è che anche lui sembra pensarla come me 😁
Il primo incontro che facciamo con il personaggio, infatti, è ambientato in un giorno qualunque della vita di un sovrano degli orchi: qualcuno va a rompere le scatole a Tharax, sfidandolo a comportarsi come la bestia che tutti si aspettano che egli sia. In realtà, però, lui si domanda "chi me lo fa fare?". Non perché gli manchino le doti da guerriero, anzi Tharax è un fine stratega. Tuttavia, non capisce per quale motivo dovrebbe combattere... La risposta, nel mondo di Opus, sarebbe "perché è la tua natura". Ma lui non è d'accordo, dato che preferirebbe starsene in pace a leggere invece di andare ad attaccare battaglia per nulla. In questo primo capitolo mi è sembrato di rivedere alla lontana l'universo dei film di Shrek, laddove alcuni personaggi sono talmente calati negli stereotipi assegnati loro da diventare quasi delle macchiette.
Però alla fine del capitolo mi sono resa conto che forse non è solo Tharax a non incastrarsi bene nel proprio ruolo: l'avversario che lo ha sfidato, per esempio, dovrebbe essere un principe dal cuore nobile e l'animo pieno di ardore, eppure il suo atteggiamento durante il breve scontro mostra chiaramente cosa lui non sia.
La differenza tra il principino e Tharax sta nel fatto che quest'ultimo è consapevole di sé stesso e di non essere adatto a fare il mostro, mentre il principe "ci crede un sacco", per usare un'espressione comune 😅 C'è da chiedersi, allora, se Tharax sia davvero l'unica anomalia. O se anche gli altri abitanti di Opus siano dei Tharax in potenza, che hanno solo bisogno di cominciare a ragionare con le loro teste.
Non vorrei andare troppo oltre, però la storia mi fa pensare anche al film Pleasentville; il quale racconta di una cittadina immaginaria in cui tutto è perfetto ma privo di colore. Quando in città arrivano due elementi esterni, per così dire, gli altri personaggi scoprono la profondità della vita e il mondo smette di essere in bianco e nero.
Un altro aspetto che ho apprezzato moltissimo nel romanzo di Andrea, comunque, è la presenza della dimensione del sogno. Adoro tutto ciò che è legato alla sfera onirica, perciò sono stata contenta di vedere che in questo libro è proprio un sogno a mettere in moto l'azione: non vi svelo il contenuto della visione di Tharax, perché voglio lasciarvi la sorpresa di leggerla con i vostri occhi, però posso dirvi che il sogno arriva a completare qualcosa che il personaggio stava già cominciando a elaborare da sveglio.
Il protagonista sente che un cambiamento è necessario, però è il suo inconscio a dargli un sogno che lo spingerà ad agire concretamente. Il suo inconscio, aiutato da una certa "presenza" che mi ha ricordato l'incontro di Amleto con il fantasma nel capolavoro di Shakespeare.
Ho apprezzato il fatto che l'autore abbia inserito l'elemento onirico utilizzandolo come un espediente premonitore e "sovrannaturale", ma al contempo dandogli una collocazione anche a livello psicologico.
Da qui in poi comincia la vera avventura di Tharax, e vi assicuro che ne vedrete delle belle 😉
L'aspetto più interessante del libro, tuttavia, si trova secondo me nel tono del racconto. Pieno di ironia e di arguti sottintesi, in grado di intrattenere il lettore senza mai esagerare. E questo è un effetto assai difficile da ottenere, perché sono parecchi gli scrittori che tentano di far ridere il lettore finendo però per fargli perdere tempo con gag non necessarie che distolgono l'attenzione dalla trama.
Invece, l'ironia dovrebbe essere parte della storia stessa, dovrebbe rispecchiare la mente del narratore; non è qualcosa che va aggiunto, è qualcosa che nasce da sé. Perché una mente acuta come quella di Tharax non potrebbe pensare senza un pizzico di ironia, ed è per questo che il tono della narrazione riesce a far sorridere senza annoiare.
Nel complesso, sono d'accordo con chi descrive I racconti di Enthalassia come un libro "diverso". Lo è nello stile, nella concezione del protagonista e in generale nella storia che racconta. E non sto dicendo che debba per forza piacere a tutti, ma a prescindere credo che in questa particolare epoca leteraria abbiamo bisogno di qualcosa di diverso. Laddove i romanzi che diventano best seller presentano spesso gli stessi tropoi, le stesse tematiche (e gli stessi clichè), qui c'è un'opera che va per la sua strada e dimostra di essere nata da un'idea originale e non da una "scopiazzata" 😆
Non voglio dire che oggi non esistano libri originali, assolutamente 😊 Però rimangono spesso nella nicchia, o appartengono ai grandi scrittori "irraggiungibili": il romanzo di Andrea può attirare un pubblico più ampio, andando incontro anche ai lettori che desiderano una piacevole fonte di intrattenimento; e lui è uno scrittore emergente, ed è bello che un autore abbia il coraggio di debuttare con un libro diverso, appunto.
Quindi, in sintesi, per me è un grande sì 😉Vi consiglio di leggere quest'opera e di immergervi nella bizzarra ma a suo modo incantevole realtà di Opus, di Tharax, dei principini viziati e di tutte le altre creature nate dalla penna dell'autore 😊
Colgo anche l'occasione per ringraziare di cuore Andrea Villa (e il suo team) per avermi dato l'opportunità di lavorare alla promozione di un'opera che, lo so, è molto importante per lui e per il suo futuro di scrittore. Buona fortuna 🍀
E grazie infinite anche ai miei collaboratori blogger, senza i quali il mio lavoro non sarebbe possibile.
E poi, grazie a voi che siete stati con me anche oggi 💜
Alla prossima! Stay bookish!
Elisa 🦋

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