Ho avuto il piacere di conoscere Andrea in occasione della presentazione del suo #Disobbediente. Mi sono trovata di fronte un uomo pieno di vita e di energia, ma soprattutto una persona che, con estrema disinvoltura e semplicità di linguaggio, riesce a catturare l'attenzione di un pubblico assolutamente variegato, per età, estrazione sociale e preparazione scolastica. Le sue parole arrivano precise e puntuali, sono frecce scoccate da un arciere esperto. Esperto come solo chi ha vissuto personalmente quello che racconta, può esserlo. Alla fine della presentazione, ho avuto l'onore di intervistarlo: ecco a voi le risposte alle mie curiosità.
1- #Disobbediente è un titolo d'impatto, sembra un
invito alla rivoluzione. Lo è?
È un invito a prestare ascolto alla nostra coscienza, a
scegliere - come Antigone - la via della giustizia che portiamo scritta nel
cuore (anche se, talvolta, sotto mille detriti), invece degli editti del
tiranno di turno. È un invito alla disobbedienza civile, a non
essere conniventi con il male, a non essere indifferenti. È un invito ad
assumerci fino in fondo le nostre responsabilità, senza ipocrisie e senza
accampare scuse. Per essere uomini e donne consapevoli della propria dignità,
non schiavi, non zerbini.
2- Quali sono state le motivazioni che ti hanno spinto ad essere
disobbediente?
Motivazioni... Non è stata tanto una questione di ragionamenti di
"testa", ma di esigenze del cuore da seguire per aver rispetto di me
stesso e degli altri. Le ruberie del mio ex presidente mi avevano indignato e
disgustato. Volevo fermarle a tutti i costi, e l'ho fatto. Ho sentito che ne
avevo la responsabilità. Lo storico greco Tucidide scriveva che "Il male
non è soltanto di chi lo fa, ma anche di chi, potendo impedirlo, non fa nulla
per impedirlo". Ecco, vedi: io non potevo essere connivente, e voltare la
testa da un'altra parte. Non riesco a restare indifferente di fronte alle
ingiustizie.
3- Quali sono stati gli ostacoli più difficili da
superare per diventare disobbediente?
Quelli che incontra chiunque decide di andare controcorrente, di non
omologarsi alla massa, di dire di no ai soprusi di un superiore, di parlare con
franchezza... Certo, bisogna mettere in conto un po' di solitudine, e magari
anche qualche discriminazione. Ma le difficoltà da affrontare sono nulla se
paragonate al "premio" che che ci attende: il fresco profumo della
libertà, della dignità, la gioia di sapere di avere fatto la cosa giusta.
4- Tu hai fatto molte esperienze di vita: qual è stata
la più significativa?
A suo modo, e nel tempo in cui l'ho vissuta, ciascuna esperienza è stata
importante e ricca. Persino quelle che potrebbero sembrare, a uno sguardo
superficiale, delle sbandate fuori strada. Ho imparato molto dai miei errori, e
so che non bisogna temere il fallimento. Ho saputo ricominciare e reinventarmi,
più volte. Ho fatto tante cose, scegliendo sempre la strada in cui sentivo che
c'era "vita", quella che mi scaldava il cuore. Come ha scritto Julien
Green: "Finché si è inquieti, si può stare tranquilli". Sottoscrivo.
5- Tra tutte le persone che hai incontrato nella tua
vita, a chi sei grato in modo particolare?
Dovrei ringraziarne troppe, la lista è davvero lunga: i miei
genitori, molti insegnanti - nel libro ho menzionato il mio prof di inglese del
liceo, persona credibile e d'animo grande e generoso, che mi fece leggere
"Disobbedienza civile" di Thoreau e che oggi è missionario comboniano
in Sud America... ma anche l'insegnante di ginnastica che mi diede un cinque in
pagella in un certo qual senso è stato importante, per me) -, alcuni monaci (i
trappisti di Tamié e i certosini di Serra San Bruno, per esempio), i miei
amici, e poi ci sono anche delle persone che ho solo incrociato... magari anche
soltanto sulle pagine di un libro: penso a Fedor Dostoevskij e ai personaggi
dei suoi romanzi, che hanno accompagnato e nutrito la mia adolescenza.
6- Il tuo libro si presta alla lettura da parte di un
pubblico variegato, sia per età che per estrazione sociale: qual è il tuo
messaggio trasversale per i lettori?
Di non aver paura di provare a vivere la propria vita, di non sprecarla,
perché abbiamo solo questa. Di non accontentarsi della mediocrità. Di tenere la
schiena dritta. Di non cercare facili scorciatoie (la "via della
convenienza", la "via dell'opportunismo", per esempio...) che ci
allontanano dalla felicità.
7- Un mondo migliore: secondo te è possibile? Cosa
bisognerebbe modificare? E da dove bisognerebbe iniziare il cambiamento?
Certo che è possibile! Basta volerlo e impegnarsi fino in fondo, con
pazienza e con tenacia, per realizzarlo. Prima di tutto dobbiamo cambiare la
nostra testa, smettendola di pensare che "tanto non serve a niente",
"tanto le cose non cambiano", e poi dobbiamo coltivare il nostro
cuore, nutrendolo di cose buone e di valori autentici: è da qui che parte il
cambiamento. Mi piacerebbe essere come Elzéar Bouffier, il protagonista de
"L'uomo che piantava alberi" di Jean Giono, che trascorse una vita a
piantare ghiande in una valle desolata, lasciandoci in dono una foresta.
7- Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Incontro alunni e studenti delle elementari, delle medie, delle superiori.
Il cambiamento - culturale ed etico - di cui il nostro Paese ha fame, inizia
fra i banchi di scuola. Ho qualche idea che mi frulla in testa, che passa
proprio di qui. Sorpresa...
8- Ad un certo punto, sul libro, chiedi al tuo
"capo" se è felice. E lui glissa. Ora io lo chiedo a te: Andrea, sei
felice?
(Prima di rispondere, sorride) Secondo te?, mi chiede. E io, leggendo la risposta che i suoi profondi occhi scuri mi rivelano, gli dico: "Sì, vedo che sei felice. Perché hai trovato il tuo Senso. Perché quello che hai raggiunto e ottenuto ti ha reso un uomo libero. Ma penso anche che non ti fermerai qui, andrai sicuramente oltre!".
Grazie Andrea!



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