Da quanto tempo! 💜
No, per una volta è uno scherzo 😂 In realtà ci siamo "visti" solo venerdì scorso, quando ho pubblicato la mia tappa del Blog Tour dedicato a Cella 34 di Antonio Giugliano. Se mi avete seguita nella trattazione di un argomento delicato come quello alla base del mio articolo (ovvero l'approccio con una storia ambientata in un carcere), vi ringrazio di cuore perché parlare di questa tematica è stato molto importante per me 🙏
Se invece vi siete persi l'intervento ma siete curiosi, potete recuperarlo cercandolo sul blog 😉
In ogni caso vi consiglio di non mancare al Review Party che comincia oggi e che proseguirà fino a venerdì: dopo Paper Purrr, altri quattro fantastici blog recensiranno il romanzo... E, come avrete ormai capito, di cose interessanti da dire ce ne sono davvero tante 💥
Prima di cominciare, infatti, colgo già l'occasione per lasciarvi i link d'acquisto del nuovissimo thriller di Antonio: qui potete trovare la versione cartacea, e qui quella digitale.
Se i mesi invernali vi annoiano e desiderate un po' di adrenalina, avete trovato pane per i vostri denti 😄
Come ho spiegato nel Blog Tour, il contesto e l'ambientazione di Cella 34 mi hanno messa alla prova, all'inizio, ma l'opera si basa anche su un secondo elemento che invece è perfettamente in linea con i miei gusti di lettrice.
Mi riferisco alla dimensione psicologica della vicenda e dei personaggi. Il libro parte da una situazione statica, la prigione in cui il protagonista Sastiano è rinchiuso, per poi "aprirsi" a uno scenario più dinamico quando lui e i suoi complici mettono in atto un piano di fuga. Devo dire che a livello narrativo è stato un modo assai intelligente di strutturare il romanzo, perché appunto permette di unire un inizio più mentale (laddove il protagonista interagisce con gli altri personaggi e comincia a elaborare una strategia per evadere) a una parte dedicata all'azione. Quindi il lettore non si annoia e non rischia di sentirsi troppo schiacciato dal clima pesante del carcere; inoltre la storia è così in grado di soddisfare sia il fruitore che, come me, predilige i thriller psicologici, sia quello che invece vuole il movimento 😊
E' pure vero, però, che secondo me non esiste una divisione netta tra il prima e il dopo: anche nelle pagine ambientate all'interno del carcere esiste una sorta di movimento sotterraneo, il quale si intuisce dai pensieri lucidi ma "affannati" di Sastiano, dai suoi agili scambi di battute con i compagni di prigionia, dal suo interiore (e costante) rimarcare di essere stato condannato ingiustamente per un crimine che non ha commesso. Pare quasi che il protagonista scalpiti dentro di sé, anche se è abbastanza equilibrato da controllarsi all'esterno: da un lato sa che compiere gesti impulsivi sarebbe inutile, dall'altro non riesce a rassegnarsi, né a mettere a tacere la propria voglia di fare qualcosa per cambiare la situazione penosa in cui si trova. Non è un caso che questo suo ruggito silenzioso poi si traduca in un effettivo tentativo di evasione, appena Sastiano trova il momento e le circostanze giuste per attuarlo in maniera efficace.
Allo stesso modo, la parte più movimentata del racconto è comunque animata dalle decisioni e dalle riflessioni dei personaggi, perciò l'introspezione psicologica non viene mai tralasciata. Al contrario, proprio nel finale si scopre che... Che...
Non posso dirvelo ovviamente, sarei io la criminale se vi spoilerassi un colpo di scena come quello che chiude il thriller di Antonio Giugliano 😂
Posso soltanto assicurarvi che il finale gioca con la mente di Sastiano, una mente che per tutta la durata del romanzo è stata infestata dai fantasmi ma anche da una sensazione di innocenza di sottofondo, la quale ha permesso al protagonista di continuare a vivere. Il senso di colpa non l'ha spezzato, forse perché non aveva motivo di provarlo; mentre invece è stato proprio il senso di colpa a...
No dai, davvero non posso andare oltre 😁
Sta a voi leggere il libro e scoprire cosa è accaduto veramente la notte in cui la moglie e i figli di Sastiano sono stati uccisi. Perché i viaggi della mente si compiono in solitaria: posso solo indicarvi la strada, non mostrarvi dove essa conduce.
Ma Cella 34 non è un'opera che si possa definire a finale lieto o non lieto, a mio parere. E' un finale che chiarisce la verità, tutto qui. Rendendola limpida agli occhi del lettore, ma anche alla mente tormentata del protagonista.
Si può accogliere con un sorriso, con un sospiro di sollievo; oppure con la sensazione che a volte si vince senza vincere niente: se la libertà è sempre il bene più prezioso da riconquistare, è anche vero che la memoria di cose orribili accadute in notti oscure non si può cancellare. Al massimo si può rimuoverla per un po' dai ricordi, si può fingere di dimenticare. E non è sempre una buona cosa.
O almeno, questo gusto dolce e amaro è quello che è rimasto a me dopo avere terminato la storia. Su un altro lettore potrebbe suscitare un effetto totalmente diverso, ed è bello!
Perciò leggete Cella 34, mi raccomando 👍👍👍
Il libro è nel complesso un'opera variegata, complicata, controversa e a volte spudorata, in senso positivo perché si prende la libertà di dire sempre le cose come stanno. Sia quando parla di personaggi immaginari come Sastiano, sia quando descrive contesti realistici quali la prigione e le condizioni di vita dei carcerati.
Credo che Antonio Giugliano abbia un enorme potenziale come ideatore di trame, davvero. L'intreccio che ha realizzato non è inutilmente macchinoso, e al contempo non ha nulla di banale o scontato. Senza dubbio si tratta di una grande dote per uno scrittore, e soprattutto per uno che scrive thriller 😉
Se posso permettermi un piccolissimo appunto (e posso, perché l'autore stesso mi ha sportivamente chiesto di essere sincera al 100% 🙏), consiglierei ad Antonio di perfezionare invece il suo stile, che comunque è già molto buono: l'uso della narrazione in prima persona è una scelta vincente quando si vuole approfondire la psicologia di un protagonista, ma allo stesso tempo induce lo scrittore (anche il più consapevole) a rischiare di raccontare troppo invece di "mostrare" al lettore ciò che accade.
Questo è normale e in alcuni casi il "tell, don't show" è addirittura preferibile, ma penso anche che se Antonio riuscisse a trovare l'equilibrio perfetto tra le parti in cui il protagonista informa il lettore e quelle in cui l'azione viene mostrata come se stesse avvenendo sul momento... i suoi libri potrebbero veramente, veramente spaccare 👏
Detto ciò, ribadisco che Cella 34 è a mio avviso un'opera assai notevole, che mi ha permesso di provare sorpresa. Non solo nei confronti della storia, ma anche nei confronti di me stessa e delle mie reazioni inaspettate durante la lettura 😮
Questo è decisamente un bel colpo per un thriller psicologico 🌟
Ringrazio di cuore Antonio Giugliano e Nua Edizioni per avermi concesso un'opportunità così preziosa, per la disponibilità e per avere dato vita a un libro che di sicuro ha arricchito il nostro panorama letterario.
E ringrazio voi tutti per essere stati con me anche oggi!
Stay bookish!
Elisa 🌸
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